

La
Bandiera dell'Arma, concessa con decreto 30 giugno 1998, si fregia di una
Medaglia d'Argento al Valore dell'Esercito ed è custodita presso la Scuola
delle Trasmissioni in Roma Cecchignola.
Medaglia
d'Argento al Valore dell'Esercito - Decreto 18 maggio 1977
Fin dal momento della sua costituzione, 1953, innestandosi su una lunga e
gloriosa tradizione nel settore dei collegamenti militari, l'arma delle
Trasmissioni si è costantemente prodigata, con generosità ed ammirevole
spirito di servizio, in difficili e complessi interventi, volti alla
realizzazione o al ripristino di sistemi di comunicazione, a supporto di
situazioni operative importanti e diversificate, sia in territorio
nazionale sia lontano dalla madre Patria. Il suo contributo è sempre stato
prezioso e fondamentale per consentire l'attività di comando e controllo,
con particolare riferimento alle operazioni di soccorso in occasione di
pubbliche calamità (Vajont, Sicilia, Friuli, Toscana, Campania -
Basilicata), alle operazioni per missioni di pace (Libano, Namibia,
Kurdistan,Albania, Somalia, Mozambico e Bosnia) ed alle operazioni di
controllo del territorio ("Forza Paris" - "Vespri Siciliani"). Le elevate
qualità professionali e lo spirito di sacrificio del personale dell'Arma,
le caratteristiche di modernità tecnologica dei mezzi in dotazione e la
prontezza operativa delle sue unità, hanno contribuito sostanzialmente
all'efficacia degli interventi operativi ed al prestigio dell'Esercito
Italiano (Roma 1° giugno 1953 - 8 marzo 1993).
L'
ARMA DELLE TRASMISSIONI
L'Arma
delle trasmissioni assolve il gravoso compito di mantenere in efficienza
il sistema dei collegamenti dell'Esercito Italiano, ovunque esso sia
schierato. Per assolvere la sua missione l'arma impiega mezzi ad altissimo
contenuto tecnologico che sono distribuiti in tutti i reparti della Forza
Armata. Alcuni dei materiali in dotazione sono descritti nelle pagine a
seguire.
S I C R A L
Il SICRAL è un sistema di telecomunicazioni satellitari, estremamente
complesso e tecnologicamente avanzatissimo, formato dal satellite
(lanciato l'8 febbraio 2001 dal centro spaziale di KOUROU nella Gujana
francese con il razzo-vettore Ariane 4), da un centro di gestione e
controllo e da terminali terrestri, navali ed aerei. Il sistema consente
collegamenti video, voce e dati sul territorio nazionale e con
contingenti impegnati in operazioni di pace all'estero. Si tratta di
comunicazioni riservate, assolutamente sicure, e utilizzabili anche per
usi civili in caso di emergenza (basti pensare al ripristino delle
telecomunicazioni in caso di emergenza calamità naturali) e anche in
contesti - come i voli a bassa quota, in aree montuose - in cui i
collegamenti via radio tradizionali sono spesso impossibili. Tutti
questi terminali garantiscono l'interoperabilità con le altre nazioni,
specie con quelle aderenti alla NATO. Fino ad oggi, solo USA, Spagna,
Francia e Gran Bretagna disponevano di sistemi simili, anche se
tecnologicamente più datati e meno flessibili.
Il progetto, conforme ai requisiti operativi
elaborati dal Centro Consultivo Studi e Ricerche (CCSR) e dallo Stato
Maggiore Difesa - TEI con la collaborazione degli Stati Maggiori delle
Forze Armate, è stato realizzato prevalentemente con fondi della Difesa
e consentirà il soddisfacimento ottimale di comunicazioni, in voce, dati
e video a breve, media e grande distanza ed esattamente in particolare:
- sicurezza delle comunicazioni
con una rete satellitare protetta sia da disturbi elettromagnetici
intenzionali o accidentali;
- immediatezza delle
telecomunicazioni;
- interoperabilità con analoghi
sistemi militari delle altre nazioni e istituzioni (NATO - UE);
- disponibilità di assetti di
comunicazione da impiegare per qualsiasi esigenza;
- copertura radio dell'intero
territorio nazionale, di tutta l'area europea e di quella mediteranea
con possibilità d'estensione anche nell'area atlantica.
Il SICRAL sarà impiegato operativamente, per le esigenze di comando e
controllo di carattere strategico e tattico ed in particolare:
- per la conduzione di
operazioni terrestri, navali ed aeree;
- per garantire, nelle
situazioni di emergenza conseguenti a catastrofi, i collegamenti per
il coordinamento delle unità destinate alle operazioni di soccorso
nonchè la costituzione di una rete flessibile e rapidamente
riconfigurabile di comunicazioni telefoniche;
- per lo scambio di
comunicazioni tra le Alte Cariche dello Stato, in occasione dei loro
movimenti in Italia e all'estero;
- per lo scambio di
comunicazioni degli Organi Decisionali con i Comandi Operativi nella
zona d'operazioni e con il singolo mezzo (veicolo, nave, aeromobile)
impegnato nella missione.
Il SICRAL si presenta quindi come un sistema
essenziale per l'efficace condotta di operazioni militari negli attuali
e futuri scenari in aree vicine e lontane e di conseguenza come un
valido contributo a consolidare e rafforzare il ruolo delle Forze Armate
e dell'Italia in ambito internazionale e assicurare i collegamenti per
il coordinamento delle unità destinate alle operazioni di soccorso.
L'Italia dispone già di altri due satelliti
militari in orbita, dedicati all'osservazione della terra: si tratta di
Helios-1A ed Helios-1B realizzato congiuntamente con Francia e Spagna.
Helios-1A è stato lanciato il 7 luglio 1995, Helios-1B il 3 dicembre
1999 (quasi alla fine della vita operativa del primo esemplare). Questi
due satelliti dovrebbero essere seguiti da Helios-2A (nel 2003) ed
Helios-2B (dopo il 2004) con capacità di rilevamento anche di notte e
con le nuvole in quanto forniti di apparati radar e ad infrarossi. Per
la gestione dei dati inviati dai satelliti, ogni Paese ha un centro
principale ed un centro di raccolta delle immagini. Il primo ha funzioni
di comando, di analisi delle richieste delle autorità, di elaborazione
del piano di lavoro, di trattamento e utilizzo delle immagini. Il
secondo ha un'antenna con cui riceve le immagini e le registra per poi
smistarle al centro principale. I sei centri sono interconnessi per
assicurare sempre il funzionamento del sistema. In Italia il centro di
raccolta è in provincia di Lecce e quello principale a Roma.
Con tre passaggi, ogni satellite può riprendere una zona che va dalla
Turchia a oltre le Canarie.
COMUNICAZIONI
PER NON DIMENTICARE
LA RADIO e il suo inventore
GUGLIELMO MARCONI
Guglielmo Marconi
una storia, una
vita
Guglielmo Marconi nasce a
Pontecchio, in provincia di Bologna, il 25 Aprile 1874.
Sin da giovane si
interessa agli studi sulle onde elettromagnetiche condotti da altri
scienziati dell'epoca quali Maxwell e Hertz lavorando a Bologna e a
Firenze; per approfondire maggiormente le sue conoscenze in un'ottica
applicativa si trasferisce a Livorno ove lavora nei laboratori
dell'Accademia Navale.
Suo grande merito fu
quello di
intuire la
possibilità di impiegare le onde elettromagnetiche
per trasmettere
informazioni a lunga
distanza.

La villa paterna di
Pontecchio costituì il suoi primo Laboratorio negli anni fra il 1894 e il
1895; fu lì che Marconi costruì un primo rudimentale apparecchio radio in
grado di trasmettere segnali elettrici ad una distanza di 2400 m. Il suo
apparecchio era composto da un generatore elettrico collegato ad una
rudimentale antenna che altro non era che un filo di materiale conduttore
isolato nell'aria.

Marconi perfezionò
poi la sua invenzione utilizzando come antenna trasmittente quella
inventata dallo scienziato russo Aleksandr Stepanovic Popov; per
migliorare la ricezione dei segnali trasmessi dall'apparecchio, Marconi
utilizzò il rivelatore di onde elettromagnetiche, il
coberer,
realizzato dallo scienziato francese Désiré-Édouard-Eugene Branly.
Con questi mezzi il
'segnale' tramesso era costituito da semplici impulsi elettrici; Marconi
realizzò quindi la prima trasmissione radiotelegrafica, trasmettendo un
messaggio telegrafico senza che l'apparecchio trasmittente e quello
ricevente fossero collegati con un filo.
I successi di Marconi,
cui in Italia non si diede molto rilievo, attrassero invece l'attenzione
di sir W. H. Preece ingegnere capo dell' English Postal Telegraph, il
servizio di poste e telegrafia inglese, che chiese a Marconi, nel 1896, di
raggiungerlo in Inghilterra, per conoscere meglio e perfezionare la sua
invenzione; il 2 giugno del 1896 Marconi ottenne il brevetto per il suo
sistema di trasmissione e ricezione radiotelegrafica.
Nell'anno successivo, il
1897, riuscì ad aumentare la portata di trasmissione della sua radio,
ricevendo da una nave segnali trasmessi dalla sua stazione situata a La
Spezia ad oltre 15 Km. di distanza
Tornato a Londra
nel 1898, Marconi fondò la Marconi's Wireless Telegraph and
Signal Co. in cui
raccolse un gruppo di ricercatori per approfondire gli studi sulla
radio-trasmissione. Al Marconi's Wireless Telegraph and Signal si deve, ad
esempio, la costruzione dell'apparato di sintonia dei trasmettitori radio
che permise la soppressione dei disturbi derivanti dalla sovrapposizione
delle trasmissioni radio su una stessa frequenza.
Gli studi di Marconi
sulle trasmissioni radio proseguirono, di pari passo con i suoi successi;
tra questi è da registrare - per l'interesse che suscitò negli Stati Uniti
- la trasmissione tra Poldhu, Cornovaglia (Inghilterra) e San Giovanni di
Terranova (St. John's, Terranova - Stati Uniti): il 12 dicembre 1904, per
la prima volta, informazioni venivano trasmesse attraverso l'oceano alla
velocità della luce.

A questo punto era
possibile comunicare informazioni con terre lontanissime in tempi
incredibilmente brevi; basti pensare che prima di Marconi un documento per
l'Inghilterra da parte degli Stati Uniti doveva essere spedito tramite
nave fino a destinazione, con tempi di arrivo (naufragi a parte !)
valutabili in decine di giorni, spesso almeno un mese; con l'invenzione di
Marconi il 'viaggio' delle informazioni durava solamente pochi minuti dato
che le onde radio 'corrono' - come noto - alla velocità della luce.
Nel 1904 Marconi,
dopo lunghe trattative con le poste inglesi, ricevette da queste
l'esclusiva per la trasmissione di messaggi commerciali che sarebbero
stati ricevuti dalle navi di linea inglesi; nello stesso anno Marconi
diede vita anche ad un altro servizio utilizzando la sua invenzione : la
prima agenzia giornalistica che divulgava le varie notizie, mediante la
telegrafia senza fili, sulle navi della
Cunard Line.
La comunità scientifica
mondiale riconobbe la genialità della invenzione di Guglielmo Marconi e
ritenne giusto insignirlo del premio Nobel; nel 1909 Marconi ricevette
infatti, insieme a K. F. Braun, il Nobel per la Fisica.
Durante la Prima Guerra
Mondiale (1915-1918), Marconi venne arruolato come ufficiale di marina e
lì ebbe la possibilità di sperimentare con successo l'impiego delle
radiotrasmissioni anche in ambito militare.
Negli anni successivi
Marconi si dedicò al perfezionamento degli apparecchi impiegati nella
radio-telegrafia e compì anche studi sulla nascente radiofonia viaggiando
sul suo panfilo-laboratorio Elettra; su questa compì molti esperimenti
sulle trasmissioni radio ad onde corte e cortissime che verranno poi
impiegati in medicina e nella costruzione dei moderni sistemi di scoperta
e rilevazione tramite onde radio (RAdio Detection And Ranging = RADAR).
Guglielmo Marconi ebbe
molti riconoscimenti ed onorificenze tra cui :
| |
1914
|
nomina a Senatore
del Regno |
| |
1919 |
Plenipotenziario
alla Conferenza di pace di Versailles
|
| |
1929 |
insignito del titolo
di Marchese |
| |
1930 |
Presidente
dell'Accademia d'Italia |
| |
1935 |
Titolare di Onde
Elettromagnetiche all'Università di Roma
|
Marconi ricevette poi la
Laurea in Fisica honoris causa dalla Università di Bologna, dalla Oxford
University e dalla Columbia University.



Splendido modello
di apparecchio Radio
Ancor di più...
Modello francese
IL
TELEGRAFO
Dal telegrafo senza fili
all’invenzione della radio
La radio nel corso del Novecento assunse un ruolo di primo piano. Sia per
la diffusione delle idee legate al Fascismo e al Nazismo sia per
organizzare le resistenza dopo la caduta dei regimi totalitari. Hai già
letto un comunicato del generale francese De Gaulle ai suoi concittadini
subito dopo l’occupazione tedesca diffuso attraverso un’emittente
clandestina, chiamata "radio Londra". Si trattava di una
radio che trasmetteva nella lingua degli Alleati, prevalentemente
l’inglese, e che forniva notizie veritiere sull’andamento della guerra. In
Italia, come in Germania, le notizie sull’andamento della guerra, ma anche
prima della guerra, le notizie riguardanti le opposizioni, erano filtrate
e quindi falsate. La popolazione non aveva un’esatta percezione degli
avvenimenti, senza contare il fatto che spesso alcuni di essi, come
l’esistenza dei campi di concentramento, erano del tutto ignorati.
Gli italiani conoscevano la voce di Mussolini attraverso la radio che era
presente nelle case di tutti, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e perfino
nelle piazze più importanti delle grandi città. Attraverso la radio si
ascoltavano le notizie che il regime voleva si conoscessero. Le prime
trasmissioni furono emanate nel 1924 dalla URI (Unione Radio
Italiana) divenuta nel 1928 EIAR (Ente italiano audizioni
radiofoniche, l’odierna RAI). Esisteva una sola rete che trasmetteva
svariati programmi e naturalmente la voce del duce che in diretta
pronunciava tutti i suoi discorsi. Non diversa era la situazione in
Germania, dove Hitler fece della radio un’arma di persuasione dal potere
subdolo e sottile.
Ma a chi si deve l’invenzione della radio?
Per saperlo dobbiamo fare un piccolo passo indietro: l’invenzione della
radio la si deve a un collaboratore di Guglielmo Marconi, un
giovane studioso italiano originario di Bologna, il quale aveva messo a
punto, nel 1895, a soli 21 anni, il primo telegrafo senza
fili o radiotelegrafo.
Il fisico italiano trasmetteva messaggi sfruttando le onde
elettromagnetiche o hertziane - dal nome dello scienziato
tedesco,
Heinrich Rudolf Hertz che dimostrò in
laboratorio che queste onde si propagano alla velocità di 300.000
chilometri al secondo - che si propagano in linea
retta ma che raggiungevano la superficie concava della Terra grazie alla
ionosfera, uno strato dell’atmosfera che riflette le onde
elettromagnetiche come uno specchio, impedendo che si disperdano nello
spazio. Grazie alla ionosfera queste onde velocissime in un secondo
possono fare sette volte il giro della Terra. Il brevetto del
radiotelegrafo però fu inglese, dal momento che il Ministero delle Poste e
Telecomunicazioni italiano si dimostrò disinteressato. Presto l’importanza
del telegrafo senza fili risultò chiara agli occhi di tutti: Marconi nel
1909 ottenne meritatamente il Premio Nobel per la fisica e la sua
invenzione si rese protagonista di un importantissimo episodio di cronaca.
Nel 1912 il più grande transatlantico del mondo, il Titanic, mentre
compiva il suo primo viaggio, urtava contro un iceberg e in pochi minuti
colava a picco. Soltanto l’SOS lanciato col radiotelegrafo consentì ad
altre navi di venire in soccorso dei naufraghi, salvandone 700 su 1200.
Il Titanic era dotato di trasmettitore del tipo a scintilla con Rotogap (
scintillatore rotante ) con una potenza di 5 KW, per maggiore sicurezza la
nave era equipaggiata con un secondo trasmettitore a scintilla con Rotogap
della potenza di 0,5 KW. I ricevitori erano due uno in funzione ed uno di
riserva erano del tipo rigenerativo e montavano uno speciale detector
progettato da
Guglielmo Marconi.
|

|
Il primo radiotelegrafista di bordo (
Jack Philips )
che si vede nell' immagine, durante le prime ore
di navigazione aveva avuto contatti radio con
Tenerife e Port Side distanti dalla nave
rispettivamente 2000 e 3000 miglia. |
Un passo ulteriore fu l’invenzione della radio. La trasmissione della voce
umana, a distanza e senza fili, fu resa possibile da uno speciale
amplificatore dei segnali (detto
valvola termoionica), inventato da
un collaboratore di Marconi e perfezionata da un americano. In ogni caso
Marconi rimase all’avanguardia anche in questo campo, e dalla sua società
inglese di radiodiffusione, fondata subito dopo il suo trasferimento in
Inghilterra, in seguito al disinteresse italiano per la sua eccezionale
scoperta, fu trasmesso nel 1920 il primo concerto di
musica classica. Dieci anni più tardi i possessori di radio
del mondo erano già alcuni milioni, e la fabbricazione di questi
apparecchi costituiva uno dei maggiori settori della produzione
industriale. Se questi apparecchi, abbastanza cari, fossero stati
acquistai soltanto dai più ricchi, la loro diffusione sarebbe stata
limitata. I più numerosi acquirenti furono invece proprio i meno ricchi,
che non potendo permettersi concerti o teatri, con la radio avevano in
casa svago e divertimento
Per tornare al menu
Rispondi alle seguenti domande
1.
Che ruolo ebbe
nel corso della seconda guerra mondiale "radio Londra"?
2.
Chi era
Guglielmo Marconi? Per ché la sua scoperta non ebbe fortuna in Italia?
3.
Spiega come si
muovono nell’atmosfera le onde elettromagnetiche. Cos’è la ionosfera?
4.
Perché una radio
può salvarti la vita?
5.
Che legame può
esserci tra regime totalitario e diffusione della radio?
6.
Perché la radio
nelle case, benché costosa, era frequente?
PERSONAGGI FAMOSI E STRUMENTI ELETTRICI
Luigi
Galvani 
nacque a Bologna nel 1737 e vi morì nel 1798.
Medico e scienziato si dedicò dapprima agli studi
teologici, che abbandonò ben presto per quelli medici. Si laureò in
medicina nel 1759. Nel campo della fisiologia ebbe l’ altissimo merito di
aver per primo rilevato le importanti reazioni fisiologiche
dell’elettricità su alcuni preparati neuromuscolari di rana.
Galvani ebbe il merito di aver aperto il
capitolo dell’elettrofisiologia.
IL
GALVANOMETRO
è uno strumento di grande
sensibilità, atto a rilevare le debolissime correnti e tensioni continue
riscontrabili nelle esperienze del tempo; è impiegato poi per numerose
misure di laboratorio e un tempo, anche come apparecchio ricevitore dei
primi, evanescenti, segnali telegrafici.
Nato a seguito delle
osservazioni di H.C. Oersted sulla deviazione di un ago magnetico ad opera
di una corrente elettrica e dopo la primitiva realizzazione del
Multiplikator l di J.S. Schweigger del 1820, nella sua prima forma era
costituito da una bobina fissa percorsa dalla corrente da misurare, che
faceva deviare un leggero ago in un magnete permanente.
MICROAMPEROMETRO A ZERO CENTRALE

IL
GALVANOMETRO BALISTICO
Il Galvanometro Balistico
e’ uno strumento in grado di misurare variazioni di corrente di tipo
impulsivo, cioè di durata è estremamente piccola .
I normali galvanometri , pur essendo molto sensibili
( possono rilevare correnti dell’ordine dei
m
A ) presentano dei
momenti di inerzia troppo elevati per permettere il rilevamento di
correnti che variano molto rapidamente nel tempo .
Per rilevare fenomeni
impulsivi che presentano un periodo estremamente piccolo occorre
realizzare un dispositivo indicatore in grado di tradurre il fenomeno
elettrico a breve periodo in uno spostamento di un indice a lungo periodo
.
Il Galvanometro Balistico
è quindi dimensionato in modo da presentare un elevato momento di inerzia
e quindi un grande periodo di oscillazione per seguire, con sufficiente
ritardo, l’azione deviatrice della coppia motrice .
L’indice di tale
strumento non dovrà muoversi durante l’intervallo di tempo in
corrispondenza del quale varia la grandezza da misurare, ma dovrà in
seguito assumere una posizione di equilibrio in corrispondenza della quale
permettere la lettura per mezzo di una adeguata scala .
Sarà quindi necessario
che lo strumento acquisisca dell’energia in forma cinetica con elevata
accelerazione senza spostare il proprio indice per poi convertire detta
energia in forma potenziale elastica ottenendo lo spostamento dell’indice
e quindi rendendo possibile la misura della grandezza applicata .
Il Galvanometro Balistico
risulta adatto a misurare fenomeni che variano con estrema rapidità che
uno strumento indicatore normale non sarebbe in grado di seguire e che,
comunque , noi non saremmo in grado di leggere.
Per concludere si
sottolinea il fatto che il Galvanometro Balistico non fornisce il valore
istantaneo della grandezza applicata , ma ne fornisce l’integrazione nel
tempo .
Alessandro Volta 
nacque a Como nel 1745 e
qui morì nel 1827.
Fu professore
all’università di Pavia, pubblicò diverse memorie d’elettrologia.
Volta è rimasto celebre per la scoperta della sua
"pila", avvenuta nel 1799.
Con la
pila fu possibile, per la prima volta avere una
vera corrente elettrica fluente in modo continuo in un circuito; si aprì
così la strada a quelle esperienze d’elettrologia che dovevano portare
così copiosi e importanti frutti.
Volta attribuì la forza
elettromotrice (f.e.m.) presente nelle esperienze, al contatto fra 2
metalli diversi e provò che la f.e.m. è diversa secondo i metalli e la
temperatura del giunto fra di essi, mentre non dipende dalle dimensioni
del contatto.
In questo campo le prime esperienze furono fatte da Volta con
l’elettroscopio condensatore, era un elettroscopio a foglie d’oro in cui
la solita pallina superiore era sostituita da un disco con la superficie
superiore verniciata, sopra il quale si appoggiava un altro disco
isolante.
VOLTMETRO

È lo strumento che misura
la tensione o differenza di potenziale tra due punti in un circuito.
Caratteristica generale di questa categoria di strumenti è
l’inserzione in parallelo nel circuito da misurare. Inserendo
lo strumento in tal modo tra due punti a potenziale diverso, si ottiene la
circolazione, nello strumento stesso, di una corrente proporzionale alla
differenza di potenziale tra i due punti e inversamente proporzionale alla
resistenza interna dello strumento. Poiché quest’ultima è nota, la
deviazione dell’indice dello strumento risulta proporzionale alla d.d.p.
(differenza di potenziale), di conseguenza è possibile tarare la scala
direttamente in Volt ed seguire la misura di tensione.
AMPÈRE ANDRÈ MARIÈ 
nacque a Polemieux- Au-
Mont- d'Or (Lione) nel 1775 e morì a Marsiglia nel 1836.
Fisico francese dall'
ingegno molto versatile e un autodidatta severo. Si affermò nel 1824 per
lavori fisico- matematici ed elettrodinamici d'importanza assoluta. Egli
dimostrò che un filo conduttore percorso da corrente genera un campo
magnetico ed esercita quindi una forza su un ago magnetico (bussola) posto
nelle vicinanze. Egli fu soprattutto grande fisico e come tale oggi lo
ricordiamo. In suo onore è detta ampere (A) l'unità di misura
dell'intensità di corrente elettrica e si misura con lo strumento detto
amperometro.
AMPEROMETRO

Caratteristica generale
di questa categoria di strumenti è l'inserzione in serie
nel circuito da misurare, da ciò consegue che la loro resistenza interna
deve essere piccola e quindi trascurabile rispetto a quella del circuito
sul quale sono inseriti (in tal modo si ha un autoconsumo molto ridotto e
non si alterano le condizioni di funzionamento del circuito).
JAMES
WATT 
nato nel 1736 e morto nel 1819.
Nel 1769 brevettò prima
macchina a vapore munita di un condensatore per il raffreddamento del
vapore. Utilizzando con geniale tecnica l’espansione del vapore riuscì
realizzare un motore termico a funzionamento continuo. Fu nominato nel
1757 "fabbricante di strumenti di precisione" all'università di Glasgow.
Nel 1782 Watt trasformò la sua macchina in una a doppio effetto,
eliminando la fase passiva, il pistone cioè era sempre sotto spinta. Con
questo sistema ottenne doppia potenza a parità di cilindrata. Per
risparmiare ulteriormente, la fase d’ammissione vapore durava solo per una
frazione della corsa attiva che continuava per il solo effetto
dell'espansione del vapore. Nel 1787 per rendere costante la velocità
delle macchine Watt adottò il regolatore centrifugo che porta il suo nome,
usato nei mulini a vento e nelle centrali idroelettriche fino a pochi anni
fa.
IL
WATTMETRO
 
è lo strumento che misura
la potenza elettrica. E’ costituito da una bobina fissa (bobina
amperometrica), che viene disposta in serie al circuito su cui occorre
eseguire la misura, e da una bobina mobile (bobina voltmetrica) che è
collegata in parallelo: cioè tra i due conduttori la cui d.d.p. origina la
circolazione (su di un carico) di corrente che attraversa la bobina fissa.
In tal modo, lo strumento è percorso dalla corrente I del circuito in
esame (bobina fissa) e da una corrente proporzionale alla d.d.p. ai
morsetti del circuito (bobina mobile), La deviazione dell’indice dello
strumento è proporzionale al prodotto tra la corrente che circola nel
circuito in esame e la d.d.p. ai suoi capi, ovvero alla potenza elettrica
che giunge al carico.
OHM
GEORG SIMON 
nacque ad Erlangen nel 1787 e morì a Monaco nel
1854.
Fisico tedesco, studiò
presso l'università della città natale e dal 1833 al 1849 diresse il
Politecnico di Norimberga.
Formulò la legge che
prese appunto il suo nome e che è fondamentale per l'elettrotecnica: "
l’intensità di una corrente elettrica I è direttamente proporzionale alla
forza elettromotrice E ed inversamente proporzionale alla resistenza R del
conduttore ( I = E / R ) . Negli ultimi anni della sua vita Ohm si dedicò
anche all'acustica ed enunciò una legge detta anch’essa di Ohm secondo la
quale l'orecchio è un analizzatore di suoni in quanto percepisce
separatamente i diversi suoni costituenti un accordo.
L'OHMMETRO

è lo strumento elettrico
atto alla misurazione di resistenze elettriche. E' costituito dall'insieme
di un milliamperometro e di una pila. Lo strumento viene collegato
all’elemento di cui si vuole misurare la resistenza e l' indice subisce
una deviazione di entità dipendente dal valore della corrente che percorre
il circuito, che a sua volta è funzione della resistenza incognita.
Hertz, Heinrich Rudolph 
Hertz, Heinrich Rudolf
(Amburgo 1857- Bonn 1894), fisico tedesco.
Conclusi gli studi presso
l'università di Berlino, nel 1885 venne nominato professore di fisica al
politecnico di Karlsruhe, e mantenne la cattedra fino al1889 , anno in cui
si trasferì all'università di Bonn. Hertz studiò e perfezionò la teoria
elettromagnetica della luce enunciata nel 1884 dal fisico britannico James
Clerk Maxwell e provò sperimentalmente che l'elettricità può essere
trasmessa per mezzo di onde elettromagnetiche che viaggiano alla velocità
della luce. I suoi esperimenti portarono all'invenzione del telegrafo
senza fili e della radio. L'unità di frequenza venne chiamata hertz (Hz)
in suo onore.
FREQUENZIMETRO A BATTIMENTO

Il frequenzimetro a
battimento è un dispositivo per misurare la frequenza di grandezze
elettriche alternate. I frequenzimetri a risonanza meccanica sono
costituiti da una successione di lamelle metalliche di uguale lunghezza
ognuna con frequenza propria di vibrazioni e da un elettromagnete
alimentato dalla grandezza in esame che fa entrare in risonanza la lamella
caratterizzata dalla stessa frequenza.
Nei frequenzimetri
elettronici la frequenza della grandezza in esame viene misurato per
confronto con quella campione di un oscillazione a
cristallo.


Nei primi anni '70 il laboratorio di elettronica dell'Istituto venne
attrezzato con una serie di strumenti composta da generatori di segnali di
B.F. e di A.F. - Osciloscopi singola traccia 10 MHz G471A




Vai al trasmettotore AM
Vai alla vetrina
IL TELEFONO e il suo
inventore

Antonio
MEUCCI
Il
Congresso degli Stati Uniti riconosce i meriti di Antonio Meucci
nell'invenzione del telefono
L’articolo "Il Governo degli Stati Uniti contro Alexander Graham Bell - Un
importante riconoscimento per Antonio Meucci" [1], pubblicato come
supplemento della rivista AEI, nell’ottobre del 1999 ha un'immediata
risonanza all’estero: viene tradotto in spagnolo e in inglese, ed è reso
pubblico all’Avana nel dicembre 1999.
Contemporaneamente, Catania
pubblica, sulla rivista europea
ETT (European
Transactions on Telecommunications), la memoria Four “Firsts” in
Telephony (Quattro primati nella telefonia)
[2],
dove dimostra come
Meucci abbia scoperto, in anticipo di molti anni rispetto alla Bell Co.,
lo schema antilocale, la segnalazione di chiamata, svariati miglioramenti
della struttura del conduttore, il raddoppio della distanza di
trasmissione
mediante carico induttivo e i requisiti di silenziosità e riservatezza del
posto telefonico.
A questo
punto, Catania riceve l’invito del giudice della Corte Suprema di New
York, Dominic R. Massaro, di recarsi a New York per illustrare i risultati
delle sue ricerche al 150th Anniversary Meucci Memorial Committee
(istituito in occasione del 150° anniversario dell’arrivo di Antonio
Meucci a New York). Del comitato, presieduto dallo stesso giudice Massaro,
fanno parte, fra gli altri, l'on. Vito Fossella e John F. Calvelli,
presidente della Conferenza dei presidenti delle principali organizzazioni
italo-americane.
Il 10 ottobre 2000 Catania
tiene, all’Università di New York, la conterenza Antonio Meucci,
Inventor of the Telephone: Unearthing the Legal and Scientific Proofs
(Antonio Meucci, inventore del telefono: riesumate le prove legali e
scientifiche) [3]. E' acclamato come il Meucci’s Vindicator ed è
ricevuto alla Municipalità di New York dallo Speaker della Giunta, Mr.
Peter F. Vallone.
Due
giorni dopo, il 12 ottobre, il Council of the City of New York vota
unanimemente la
risoluzione n. 1566,
che invita il Congresso degli Stati Uniti “a riconoscere il primato di
Antonio Meucci nell’invenzione del telefono e a dichiarare la
rivendicazione morale per il suo grande conseguimento a servizio della
scienza e di tutta l’umanità”.
Si
attivano verso questo obiettivo l’on. Massaro, insieme ai membri del
Comitato, fra i quali gli onorevoli Bill Pascrell, jr. del New Jersey,
Eliot L. Engel e Vito Fossella di New York, sostenuti da John Calvelli.
Il 15
dicembre, l’on. Pascrell solleva, per la prima volta, la questione al
Congresso, sottolineando il ruolo avuto, a suo tempo, dalla Corte Suprema
e dal Governo degli Stati Uniti in difesa di Meucci
[4].
Il 20
dicembre, l'enciclopedia Microsoft Encarta, che fa capo a Bill
Gates, affida a Catania la preparazione di molte voci relative alle
telecomunicazioni, con particolare riguardo ad Antonio Meucci [5].
Nel
gennaio 2001, il libro di Catania su Meucci è acquisito dalla Library
of Congress e dalla New York Public Library.
Il 1°
febbraio, la rivista scientifica americana Bulletin of Science,
Technology & Society pubblica l'articolo di Catania "Antonio Meucci:
Telephone Pioneer" [6].
Il 24
maggio e il 5 settembre 2001, l’on. Eliot L. Engel interviene al
Congresso per richiamare l’attenzione sui risultati delle ricerche di
Catania per quanto riguarda l'invenzione del telefono
.
Il 17
ottobre, l’on. Vito Fossella propone alla House of Representatives
la
risoluzione n. 269,
volta a "onorare la vita e le realizzazioni dell'inventore italo-americano
del 19° secolo, Antonio Meucci, e il suo lavoro nell'invenzione del
telefono". La risoluzione è approvata, con la maggioranza di due terzi,
l'11 giugno 2002.
Con questo atto
ufficiale si conclude la revisione storica avviata dall'ingegner Basilio
Catania nel 1989 e sviluppata, con esemplare tenacia, in oltre dieci anni
di approfondite
indagini in archivi di stato, musei e biblioteche in Italia, a Cuba e
negli Stati Uniti . Una lunga battaglia, condotta, non per orgoglio
nazionalistico ma per fare emergere la verità e
per affermare la dignità di tutto il genere
umano che non può accettare il perpetuarsi di un'ingiustizia e che
riconosce al grande scienziato Antonio Meucci, la scoperta del telegrafo
"parlante", l'invenzione del "telettrofono" e il merito di aver
contribuito in modo determinante allo sviluppo delle comunicazioni fra gli
uomini.

Schemi vari realizzati da meucci 1883

Meucci realizza nel 1885
Sempre Meucci ma più dettagliato

Meucci: 28 novembre 1885
Schema del medesimo - riferito al 18 ottobre 1885
APPARATI TELEFONICI E
STAZIONI RADIO Periodo:
1939-1943
I
collegamenti tra le opere fortificate e verso i comandi di settore erano
assicurati con i seguenti mezzi:
- APPARATI FOTOFONICI:
trattavasì di particolari stazioni ottiche che permettevano la
trasmissione in fonia mediante l’impiego di fonti luminose. Parlando
attraverso un normale microtelefono le vibrazione della voce, trasformate
in impulsi elettrici che modificava la luminosità di una lampada, il
segnale ottico inviato alla stazione ricevente colpiva una cellula
fotoelettrica la quale generava una corrente, che opportunamente modulata
ed amplificata in cuffia premetteva l’ascolto in fonia.
Nelle
opere la stazione in argomento era sistemata in appositi alloggiamenti
direttamente ricavati nella roccia o nel blocco di calcestruzzo, delle
dimensioni di cm. 40 x40 ed orientati verso il manufatto con il quale
bisognava tenere il collegamento.
La
portata di giorno era di circa 7 km. E di notte 9 km., ovviamente le
condizioni meteo influiva su tale portata.
La
stazione fotofonica, con apposita apparecchiatura, poteva essere collegata
alla rete telefonica interna.
- STAZIONI RADIO: per i
collegamenti tra le opere furono utilizzati anche i seguenti apparati:
|
Tipo di radio |
R4/D |
RF4/D |
|
Gamma |
OM/OC |
OM/OC |
|
Frequenze Khz |
1.300 - 4.285 |
1.270 - 4.300 |
|
Portata media in pianura |
60 in telegrafia ; 30 in fonia |
50 in telegrafia ; 25 in fonia |
|
Antenna |
Due Dipoli |
Due Dipoli |
-
COLLEGAMENTI TELEFONICI: furono previsti dei collegamenti via cavo
interrato tra le varie opere, essi rimasero pero sempre allo stato di
progetto.
1950-1992
Negli anni 50, le mutate
situazioni geo- politiche imposero il reimpiego d’alcuni sbarramenti
dislocati alla frontiera nord – est. Le opere rimesse in efficienza furono
completate,tra l’altro, con una rete telefonica interna ed esterna, nonché
munite d’apparati radio idonei al funzionamento anche dall’interno delle
stesse mediante apparati suplettivi denominati “Complessi aggiuntivi OB/9”,
che erano composti di un’antenna a stilo, cavo coassiale di collegamento,
adattore d’antenna e picchetto con isolatore per il sostegno dell’antenna.
Di
seguito una breve descrizione sui mezzi delle trasmissioni impiegati:
APPARATO TELEFONICO
DA CAMPO TIPO "EE-8"
|
Impiego |
Per i collegamenti
interni dell'opera |
|
Tipo di funzionamento |
solo telefonia |
|
Costituzione |
- Custodia in cuoio o
tela con cinghia
-
Microtelefono
-
Pile |
|
Alimentazione |
3 V cc con due pile
BA-30 collegate in serie |
|
Portata |
- Su reti a battaria
locale 10-18 Km secondo il tipo di cordoncino
- Su
reti a batteria centrale 3 Km |
|
Organi di chiamata |
- Su reti a battarie
locale con generatore magneto elettrico
- Su
reti a batteria centrale commutatore a molla azionato per sollevamento
del microtelefono |
|
Dimensioni e Peso |
cm 26x21x11 con
custodia ; 5,100 Kg compreso di pile |
|
|
CENTRALINO TELEFONICO
CAMPAPALE TIPO "UC" A 10 LINEE
|
Impiego |
Per i collegamenti
interni dell'opera e verso altre opere |
|
Tipo di funzionamento |
solo telefonia |
|
Costituzione |
Cofano cantralino
metallico, con cassetta accessori agganciata di fianco composto di:
- 10
pannelli di linea
- Un
pannello operatore
- 11
cordoni bipolari con spine e contrappeso a puleggia
- Un
pannello comune |
|
Alimentazione |
4,5 v cc con tre pile
WB-0/200 collegate in serie |
|
Organi di chiamata |
Trasmissione con
generatore magneto elettrico o vibratore, ricezione da telefoni con
chiamata a generatore oa vibratore, avviso di chiamata con
segnalazione ottica (lampadina) e possibilità d'inserzione suoneria.
Avviso di fine conversazione come quello di chiamata |
|
Dimensioni e Peso |
cm 53x20x20 ; 21,500
Kg |
|
Numero di linee |
- 10 a batteria locale
- 2
civili, tramite apposita apparecchiatura aggiuntiva (dotazione
eventuale)
- una
o tre linee virtuali, tramite separatori ad 1 o 3 trasformatori
(dotazione eventuale) |
|
Organi di commutazione |
- 10 cordoni bipolari
con spine jack, di collegamento
- Un
cordone bipolare con spina jack per operatore
- Una
chiavetta di commutazione
Sono
possibili fino a 5 conversazioni contemporanee |
|
|
CENTRALINO TELEFONICO
CAMPAPALE "SB-22/PT". Sostituisce dei primi anni 80 il centralino "UC"
|
Impiego |
Per i collegamenti
interni dell'opera e verso altre opere |
|
Tipo di funzionamento |
solo telefonia |
|
Costituzione |
Cofano metallico a
tenuta stagna contenente:
- 12
pannelli di linea TA-222/PT
- Un
pannello per l'operatore TA-221/PT
- Un
complesso microfono-cuffia II-(1/U
-
Cofano accessori MX-230/PT o MX-230/P contenente 2 lampadine di
riserva e 3 pannelli di linea TA-222/PT |
|
Alimentazione |
3V cc con due pile
BA-30 collegate in serie per il microtelefono ; 3V cc ottenuti con due
pile BA-30 in serie per l'illuminazione e alimentazione suoneria. |
|
Organi di chiamata |
Trasmissione con
generatore magneto elettrico (20Hz, 90-100V), avviso di chiamata con
seganlazione ottica (semisfera con elemento fosforescente) con
eventuale funzionamento di suoneria. Avviso di fine conversazione come
quello di chiamata. |
|
Dimensioni e Peso |
cm 13x39x33 ; 14Kg |
|
Numero di linee |
12 |
|
Organi di commutazione |
Cordoni con spine per
jack |
|
|
STAZIONE "CPRC-26"
|
Impiego |
Per i collegamenti
nell'interno del plotone difesa vicina |
|
Tipo di funzionamento |
Radiofonia a FM in
semplice |
|
Costituzione |
- Cofano apparato
-
Cofano batterie
-
Antenne ed accessori
-
Borsa |
|
Alimentazione ed
autonomia |
Batteria di pile a
secco, monoblocco CBA-6 o BA-289/U, circa 20 ore di funzionamento
normale |
|
Gamma di frequenza |
Complessiva per i vari
tipi esistenti, da 47 a 55,4 Mhz (Solo onde metriche); per i tipi "G"
e "H" da 47,1 a 54,2 Mhz |
|
Dimensioni e Peso |
cm 28,5x26x10,2 ; 4,8
Kg con accessori, batterie e borsa |
|
Canali disponibili |
6, selezionabili per
mezzo d'apposito commutatore. Può lavorare solo sui canali
predisposti. Le frequenze dei sei canali, che di norma non possono
essere cambiate, caratterizzano il tipo dell'apparato. |
|
Potenza assorbita e
resa |
Assorbe circa 5W,
potenza in uscita 0,5 W circa |
|
Tipi d'antenna e
portate medie in pianura |
- Antenna a stilo,
portata 1,5 Km circa
-
Spezzone di filo isolato da 122 cm , portata 0,5 Km circa
-
Antenna a filo con contrappeso (unione dei due precedenti tipi
d'antenna opportunamente inseriti), portata 3 Km circa |
|
|
STAZIONE "SCR-300"
|
Impiego |
- Per i collegamenti
del plotone difesa vicina all'opera comando
- Per
i collegamenti da opera ad opera |
|
Tipo di funzionamento |
Radiofonia a FM in
semplice |
|
Costituzione |
- Cofano apparato
BC-1000
-
Cofano pile CS-128
-
Antenne ed accessori |
|
Alimentazione ed
autonomia |
Batteria di pile a
secco, monoblocco BA-70 (20 ore di autonomia), oppure BA-80 (circa 10
ore di autonomia) |
|
Gamma di frequenza |
Da 48 a 48 Mhz (onde
metriche) |
|
Dimensioni e Peso |
cm 28x43x15; Kg 15
completa di batterie, accessori e borsa |
|
Canali disponibili |
40, da 0 a 40 |
|
Potenza assorbita e
resa |
Assorbe circa 10W,
potenza in uscita 0,5 W circa |
|
Tipi d'antenna e
portate medie in pianura |
- Antenna a stilo
corta, portata 3 Km circa
-
Antenna a stilo lunga, portata 5 Km circa
- In
particolari terreni la portata può essere notevolmente superiore |
|
|
STAZIONE "AN/GRC-9"
|
Impiego |
Per i collegamenti dal
comando sbarramento ai comandi superiori |
|
Tipo di funzionamento |
- Radiofonia AM in
semplice
-
Radio-telegrafia onde modulata ad AM in semi-duplice
-
Radio-telegrafia onde persistente in semi-duplice |
|
Costituzione |
- Cofano apparati
RT-77/GRC-9
-
Alimentatore-vibratore PE-237 oppure alimentatore-sulvoltore DY-88/Fr/GRC
-
Generatore a mano GN-58
-
Antenne ed accessori |
|
Alimentazione ed
autonomia |
6, oppure, 12, oppure
24v in cc (con accumulatori) da 6V 75Ah. Rispettivamente 5, 8, 14 ore
di funzionamento circa |
|
Gamma di frequenza |
Da 2 a 12 Mhz (onde
decametriche ed ettometriche) |
|
Dimensioni e Peso |
- cm 40x29x22 confano
apparati (15 Kg)
- cm
45x24x27 cofano alimentatore-vibratore (37 Kg)
- cm
33x28x30 cofano alimentatore-sulvoltore (16 Kg)
- 80
kg completa d'alimentatore e generatore a mano |
|
Canali predisponibili |
nessuno |
|
Potenza assorbita e
resa |
- Assorbe al massimo
70W, con generatore a mano e 140W con alimentatore-vibratore
-
Massima potenza in uscita dal trasmettitore in telegrafia 10W, con
generatore a mano 15W con alimentatore-vibratore; in fonia poco meno
della metà |
|
Tipi d'antenna e
portate medie in pianura |
- Antenna a stilo
(fino a 5 elementi da un metro)portata in fonia, 25 Km, in telegrafia
56 Km (onde persistenti)
-
Antenna filare (a sezioni commutabili) portata in fonia 40 km, in
telegrafia 120 Km (onde persistenti) |
|
|

Comunicare: i virtuosismi del percorso ... quando i Ponti Radio
fanno la differenza
|